12 novembre 2012
i Pensierinversi a Longarone
08 ottobre 2012
RICHIAMI
“ RICHIAMI
E tu che lo sai, lo avverti e lo leggi nei miei gesti quotidiani così diversi pur immutati all’apparenza, tu, tu ti chini su di me ed in un abbraccio non richiesto, in un bacio silenzioso mi sei accanto.
Ed io, senza parole, travolta dal conflitto perpetuantisi in un tempo mai indovinato, neppure supposto, accolgo il tuo gesto a proteggermi, ad amarmi, ad incoraggiarmi.
Mai ti rivelerò la mia inconsolabile amarezza, la cocente sconfitta ed il rifiuto a credere d’e...ssere stata così brutalmente ingannata mentre di chi mi derideva della mia fiducia mi rintronano le orecchie i suoni . Mi giro e mi rigiro fra me e me, impotente anche solo a chiamarti in causa, ormai sei solo polvere ma tu, tu che un’ anima avevi ricevuto comunque in dono, tu che ti sei preso gioco di me, di molti, tu, tu con le tue confessioni pubbliche d’amore fraterno per tutti noi,tu, tu cosa vivi,ora?
Vorrei solo una volta incontrarti in sogno per sommergerti di tutti i miei “perché?”, per urlarti i nostri guai, per…abbracciarti e perdonarti perché altro, con te, non saprei fare.
Mi allontano da quel giaciglio di dolore,di coraggio,d’attesa: il tuo abbraccio, il tuo bacio son un prepotente richiamo”.tz
6 ottobre 2012
E tu che lo sai, lo avverti e lo leggi nei miei gesti quotidiani così diversi pur immutati all’apparenza, tu, tu ti chini su di me ed in un abbraccio non richiesto, in un bacio silenzioso mi sei accanto.
Ed io, senza parole, travolta dal conflitto perpetuantisi in un tempo mai indovinato, neppure supposto, accolgo il tuo gesto a proteggermi, ad amarmi, ad incoraggiarmi.
Mai ti rivelerò la mia inconsolabile amarezza, la cocente sconfitta ed il rifiuto a credere d’e...ssere stata così brutalmente ingannata mentre di chi mi derideva della mia fiducia mi rintronano le orecchie i suoni . Mi giro e mi rigiro fra me e me, impotente anche solo a chiamarti in causa, ormai sei solo polvere ma tu, tu che un’ anima avevi ricevuto comunque in dono, tu che ti sei preso gioco di me, di molti, tu, tu con le tue confessioni pubbliche d’amore fraterno per tutti noi,tu, tu cosa vivi,ora?
Vorrei solo una volta incontrarti in sogno per sommergerti di tutti i miei “perché?”, per urlarti i nostri guai, per…abbracciarti e perdonarti perché altro, con te, non saprei fare.
Mi allontano da quel giaciglio di dolore,di coraggio,d’attesa: il tuo abbraccio, il tuo bacio son un prepotente richiamo”.tz
6 ottobre 2012
Bellunesi
Guardate quello snodarsi di valli e di monti verso il cielo così mutevole nei suoi umori eppure così legato alla terra sottostante!
Ascoltate il brusio vivace del bosco,osservate il suo vestirsi ed il suo spogliarsi di mille colori, il suo profumarsi di fiori e di frutti in quel ritmo eterno del susseguirsi delle stagioni ed ascoltate le voci della vostra gente in un misto di lingua e dialetto tramandati nei secoli da coloro che andate ad onorare sulle tombe nei piccoli cimiteri abbarbicati sulla costa della montagna, adagiati in fazzoletti di pianura : come potete pensare di tradire tutto ciò, di vendervi ad altri? Tacete per un attimo le vostre beghe per un confine dell'orto, per quel ramo piegato che ombreggia il vostro suolo, abbandonate il pettegolezzo paesano che più non è interesse reciproco ma, invidia malcelata, critica spietata! Non è fra i banchi di una chiesa che si deve riconoscere la presenza di Dio nella nostra vita, non solo in una chiesa e non perché trascinati da un'abitudine di cui non si è convinti ; guardatevi attorno,alzate gli occhi a quelle vette talvolta pallide, talvolta dorate,abbassate lo sguardo sulle foglie autunnali che calpestate nel sottobosco e lasciatevi travolgere dal ricordo di chi vive lontano da voi, su suolo straniero e, mentre voi potete respirare,osservare,ascoltare il respiro della nostra terra loro, emigrati,possono solo sognarlo,agognarlo in un unico sospiro d'orgoglio: a loro, a voi stessi che nel mistero della Sua Onnipotenza e Magnitudine il Signore ha donato uno splendido angolo di mondo volete forse negare d'essere Bellunesi?
Ascoltate il brusio vivace del bosco,osservate il suo vestirsi ed il suo spogliarsi di mille colori, il suo profumarsi di fiori e di frutti in quel ritmo eterno del susseguirsi delle stagioni ed ascoltate le voci della vostra gente in un misto di lingua e dialetto tramandati nei secoli da coloro che andate ad onorare sulle tombe nei piccoli cimiteri abbarbicati sulla costa della montagna, adagiati in fazzoletti di pianura : come potete pensare di tradire tutto ciò, di vendervi ad altri? Tacete per un attimo le vostre beghe per un confine dell'orto, per quel ramo piegato che ombreggia il vostro suolo, abbandonate il pettegolezzo paesano che più non è interesse reciproco ma, invidia malcelata, critica spietata! Non è fra i banchi di una chiesa che si deve riconoscere la presenza di Dio nella nostra vita, non solo in una chiesa e non perché trascinati da un'abitudine di cui non si è convinti ; guardatevi attorno,alzate gli occhi a quelle vette talvolta pallide, talvolta dorate,abbassate lo sguardo sulle foglie autunnali che calpestate nel sottobosco e lasciatevi travolgere dal ricordo di chi vive lontano da voi, su suolo straniero e, mentre voi potete respirare,osservare,ascoltare il respiro della nostra terra loro, emigrati,possono solo sognarlo,agognarlo in un unico sospiro d'orgoglio: a loro, a voi stessi che nel mistero della Sua Onnipotenza e Magnitudine il Signore ha donato uno splendido angolo di mondo volete forse negare d'essere Bellunesi?
Racconti della notte
Ho lasciato che la notte mi portasse a spasso con sé, fra circonvallazioni cerebrali e spazi subaracnoidei alla ricerca della fonte degli impavidi pensieri, inquilini morosi ammassati in una vecchia roulotte, antica compagna di viaggi fra ipotesi e fantasie. Ho chiamato al telefono il distributore di pettegolezzi: con la sua bicicletta aveva ormai raggiunto ogni quartiere e già le notizie del giorno sostavano infreddolite sui gradini delle case ancora addormentate. Ero già in ritardo. Tz
29 settembre 2012
29 settembre 2012
Ti avrei perso nella notte mentre le stelle spiavano i passi , il bosco ascoltava il loro ritmo, la terra rubava la loro impronta. Avrei atteso il sorgere del giorno per ripercorrere lo stesso sentiero alla ricerca delle tue tracce, avrei interrogato le stelle ed ascoltato ogni singolo albero, frugato in ogni cespuglio. Avrei implorato il sole affinchè illuminasse il torrente e nel riverbero della sua luce potessi scorgere il tuo profilo. Avrei cantato il tuo nome alla pallida luna,sussurrato tenere frasi d’amore…T’ho perso. Ritorno alla fermata del tram e m’avvio al lavoro.La nebbia accoglie e nasconde il mio umido respiro ancora veloce del tuo cercarti.tz 29 settembre 2012
17 agosto 2012
La poesia sul lago è musica
05 agosto 2012
Lettera Aperta Agli UOMINI POTENTI
Lettera aperta agli Uomini Potenti
Dove siete, dove siete uomini potenti che un tempo andavate fieri di essere ripresi sottobraccio a don Luigi, sì a don Luigi Verzé, che frequentavate l’aula Tre Caravelle o la San Raffaele con tanto d’orgoglio stampato sul vostro bel viso sorridente, stringevate le mani ad altri potenti e, forse, controllavate chi fosse seduto più vicino a don Luigi,in una gara di supremazia gestita con invidia?
Vi ricordiamo,sapete,noi che al San Raffaele ancor oggi lavoriamo secondo i principi dettati dal nostro,sì nostro, don Luigi! Allora di noi infermieri,medici,ausiliari,impiegati voi non vi siete mai curati, avevate altro a cui pensare e non eravamo noi gente semplice ad elevarvi al potere (forse, perché a votare abbiamo diritto e dovere anche noi) bensì il vostro saper darvi daffare,il vostro saper consigliare don Luigi,il vostro aprirgli le vostre porte ed il vostro pavoneggiarvi riempiva l’aria,le vostre orazioni addormentavano i vostri colleghi presenti che felici poi vi applaudivano! Solo don Luigi sapeva, nei momenti d’incontro con i suoi Raffaeliani tuonare : “Il San Raffaele non è questo, il San Raffaele non deve essere così!” e si riferiva alla mancanza di attenzione per il paziente che aveva osservato in Pronto Soccorso piuttosto che in una Unità Operativa dove passava all’improvviso e all’insaputa di tutti. Solo Don Luigi continuava ad incoraggiarci a guardare all’uomo quale creatura di Dio meritevole di ogni cura, di ogni sostegno soprattutto nei momenti più dolorosi,sino all’accompagnamento alla morte!
Ecco il nostro don Luigi, ecco colui di cui ora avete quasi paura a preferire il nome!
Ho voluto bene a don Luigi ed ancora gliene voglio, oggi lo grido al mondo, come tanti miei colleghi: le sue parole, i suoi silenzi, le mezze frasi che facevano intuire la sua sofferenza mi accompagnano giorno dopo giorno mentre sono al letto del malato e così è per centinaia di miei colleghi Raffaeliani.
Noi non temiamo ricordarlo, non temiamo dire che lo rimpiangiamo! Ha sbagliato? Forse che voi non avete mai sbagliato, forse che noi non sbagliamo? Grazie a Dio nessuno di noi è perfetto!
Dove eravate voi, uomini potenti, quando senz’altro vedevate gli errori in cui stava incespicando, dove eravate voi, così potenti, voi che soli potevate dare suggerimenti e consigli appropriati? Perché non l’avete aiutato ad evitarli? Già: anche voi non siete perfetti.
Forse per questo, oggi non avete più nemmeno il coraggio di riconoscere quell’andare a braccetto che tanto vi piaceva,vi contendevate ed ora quasi, se qualcuno vi chiede di don Luigi Verzé, siete pronti a rispondere: “ è morto qualche mese fa”?
Tira un’altra aria,vero? Ed allora via a cavalcare un’altra era, a passeggiare sottobraccio ad un altro potente,ad invidiare chi gli è più vicino!
Il San Raffaele? Uno dei dieci ospedali più importanti del mondo,cos’è ora lo sapete raccontare?
Forse non potete perché ciò che ci si confida fra le mura dei palazzi che contano non può essere messo a conoscenza di tutti,sicuramente non dei Raffaeliani.
Noi medici,infermieri,ausiliari, impiegati invece vi sappiamo raccontare il nostro San Raffaele, il San Raffaele voluto da don Luigi che non vogliamo venga derubato della sua anima, dei suoi principi che sono anche nostri, i nostri.
Dove siete, uomini potenti, mentre noi semplici ed umili lavoratori combattiamo perché il nostro ospedale rimanga uno dei dieci migliori al mondo, perché l’ammalato sia persona a cui si prestano le cure migliori, tutte le attenzioni possibili e non sia un freddo calcolo di guadagno?
A dicembre ci avete conferito l’”Ambrogino d’oro” con motivazione altisonante in merito al nostro impegno per il nostro ospedale: forse per voi è stato solo un modo per toglierci elegantemente di torno, un “contentino” per chiudere la faccenda!?!
Sappiate che per noi gente semplice,abituata a lavorare onestamente e come Raffeliani orgogliosi di avere sempre dato il meglio di se stessi sia come professionisti,sia come uomini e donne come ci ha voluti don Luigi, l’”Ambrogino d’oro” lo viviamo davvero come una onorificenza ( di cui siamo certi averne merito) ed almeno in Milano richiediamo l’attenzione che ci spetta.
Uomini potenti, ovunque siate e con chiunque siate oggi sottobraccio, lo sentite il grido di dolore che si eleva dal San Raffaele? Possibile che don Luigi non vi abbia mai detto una sola parola che oggi non vi rimbombi nel cervello, nel cuore e nelle orecchie? Non dovete proprio niente, a don Luigi? Noi Raffaeliani,semplici lavoratori, oggi più che mai consci dell’eredità lasciataci da don Luigi, ribadiamo e condividiamo il suo grido di dolore : “ Il San Raffaele non è questo, il San Raffaele non deve essere così! “ mentre percorriamo i viali con le fioriere incolte, guardiamo gli edifici incompiuti abbandonati e , soprattutto, siamo a fianco degli ammalati dando loro il nostro meglio ma sapendo che uomini potenti li considerano solo fonte di guadagno.
Il nostro San Raffaele non deve essere così!
Tz 4 agosto 2012
Dove siete, dove siete uomini potenti che un tempo andavate fieri di essere ripresi sottobraccio a don Luigi, sì a don Luigi Verzé, che frequentavate l’aula Tre Caravelle o la San Raffaele con tanto d’orgoglio stampato sul vostro bel viso sorridente, stringevate le mani ad altri potenti e, forse, controllavate chi fosse seduto più vicino a don Luigi,in una gara di supremazia gestita con invidia?
Vi ricordiamo,sapete,noi che al San Raffaele ancor oggi lavoriamo secondo i principi dettati dal nostro,sì nostro, don Luigi! Allora di noi infermieri,medici,ausiliari,impiegati voi non vi siete mai curati, avevate altro a cui pensare e non eravamo noi gente semplice ad elevarvi al potere (forse, perché a votare abbiamo diritto e dovere anche noi) bensì il vostro saper darvi daffare,il vostro saper consigliare don Luigi,il vostro aprirgli le vostre porte ed il vostro pavoneggiarvi riempiva l’aria,le vostre orazioni addormentavano i vostri colleghi presenti che felici poi vi applaudivano! Solo don Luigi sapeva, nei momenti d’incontro con i suoi Raffaeliani tuonare : “Il San Raffaele non è questo, il San Raffaele non deve essere così!” e si riferiva alla mancanza di attenzione per il paziente che aveva osservato in Pronto Soccorso piuttosto che in una Unità Operativa dove passava all’improvviso e all’insaputa di tutti. Solo Don Luigi continuava ad incoraggiarci a guardare all’uomo quale creatura di Dio meritevole di ogni cura, di ogni sostegno soprattutto nei momenti più dolorosi,sino all’accompagnamento alla morte!
Ecco il nostro don Luigi, ecco colui di cui ora avete quasi paura a preferire il nome!
Ho voluto bene a don Luigi ed ancora gliene voglio, oggi lo grido al mondo, come tanti miei colleghi: le sue parole, i suoi silenzi, le mezze frasi che facevano intuire la sua sofferenza mi accompagnano giorno dopo giorno mentre sono al letto del malato e così è per centinaia di miei colleghi Raffaeliani.
Noi non temiamo ricordarlo, non temiamo dire che lo rimpiangiamo! Ha sbagliato? Forse che voi non avete mai sbagliato, forse che noi non sbagliamo? Grazie a Dio nessuno di noi è perfetto!
Dove eravate voi, uomini potenti, quando senz’altro vedevate gli errori in cui stava incespicando, dove eravate voi, così potenti, voi che soli potevate dare suggerimenti e consigli appropriati? Perché non l’avete aiutato ad evitarli? Già: anche voi non siete perfetti.
Forse per questo, oggi non avete più nemmeno il coraggio di riconoscere quell’andare a braccetto che tanto vi piaceva,vi contendevate ed ora quasi, se qualcuno vi chiede di don Luigi Verzé, siete pronti a rispondere: “ è morto qualche mese fa”?
Tira un’altra aria,vero? Ed allora via a cavalcare un’altra era, a passeggiare sottobraccio ad un altro potente,ad invidiare chi gli è più vicino!
Il San Raffaele? Uno dei dieci ospedali più importanti del mondo,cos’è ora lo sapete raccontare?
Forse non potete perché ciò che ci si confida fra le mura dei palazzi che contano non può essere messo a conoscenza di tutti,sicuramente non dei Raffaeliani.
Noi medici,infermieri,ausiliari, impiegati invece vi sappiamo raccontare il nostro San Raffaele, il San Raffaele voluto da don Luigi che non vogliamo venga derubato della sua anima, dei suoi principi che sono anche nostri, i nostri.
Dove siete, uomini potenti, mentre noi semplici ed umili lavoratori combattiamo perché il nostro ospedale rimanga uno dei dieci migliori al mondo, perché l’ammalato sia persona a cui si prestano le cure migliori, tutte le attenzioni possibili e non sia un freddo calcolo di guadagno?
A dicembre ci avete conferito l’”Ambrogino d’oro” con motivazione altisonante in merito al nostro impegno per il nostro ospedale: forse per voi è stato solo un modo per toglierci elegantemente di torno, un “contentino” per chiudere la faccenda!?!
Sappiate che per noi gente semplice,abituata a lavorare onestamente e come Raffeliani orgogliosi di avere sempre dato il meglio di se stessi sia come professionisti,sia come uomini e donne come ci ha voluti don Luigi, l’”Ambrogino d’oro” lo viviamo davvero come una onorificenza ( di cui siamo certi averne merito) ed almeno in Milano richiediamo l’attenzione che ci spetta.
Uomini potenti, ovunque siate e con chiunque siate oggi sottobraccio, lo sentite il grido di dolore che si eleva dal San Raffaele? Possibile che don Luigi non vi abbia mai detto una sola parola che oggi non vi rimbombi nel cervello, nel cuore e nelle orecchie? Non dovete proprio niente, a don Luigi? Noi Raffaeliani,semplici lavoratori, oggi più che mai consci dell’eredità lasciataci da don Luigi, ribadiamo e condividiamo il suo grido di dolore : “ Il San Raffaele non è questo, il San Raffaele non deve essere così! “ mentre percorriamo i viali con le fioriere incolte, guardiamo gli edifici incompiuti abbandonati e , soprattutto, siamo a fianco degli ammalati dando loro il nostro meglio ma sapendo che uomini potenti li considerano solo fonte di guadagno.
Il nostro San Raffaele non deve essere così!
Tz 4 agosto 2012
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